lunedì 21 febbraio 2011


Abbiamo bisogno di preti, Signore, ma di preti fatti sul tuo stampo; non vogliamo sgorbi non vogliamo “occasionali”, ma preti autentici, che ci trasmettano te senza mezzi termini, senza ristrettezze, senza paure. Vogliamo preti “a tempo pieno”, che consacrino ostie, ma sopratutto anime, trasformandole in te; preti che parlino con la vita, più che con la parola e gli scritti; preti che spensano il loro sacerdozio anziché studiare di salvaguardare la dignità. Sai bene, Signore, che l'uomo della strada non è molto cambiato da quello dei tuoi tempi; ha ancora fame; ha ancora sete; fame e sete di te, che solo tu puoi appagare. Allora donati preti stracolmi di te, come un Curato D'ars, preti che sappiano irradiarti; preti che ci diano te. Di questo, solo di questo noi abbiamo bisogno. Perdona la mia impertinenza; tieniti i preti dotti, tieniti i preti specializzati, i preti eloquenti, i preti che san fare schemi, inchieste, rilievi. A noi, Signore, bastano i preti dal cuore aperto, dalle mani forate, dallo sguardo limpido. Cerchiamo preti che sappiano pregare più che organizzare, preti che sappiano parlare con te, perché quando un prete prega, il popolo è sicuro. Oggi si fanno inchieste, si fanno sondaggi su come sarà, su come la gente vuole il prete. Non ho mai risposto a queste inchieste, ma a te, Signore, posso e voglio dirlo: il prete io lo voglio impastato di preghiera. Donaci, o Signore, preti dalle ginocchia robuste, che sappiano sostare davanti a te, preti che sappiano adorare, impetrare, espiare; preti che non abbiano altro recapito che il tuo Tabernacolo. E dimenticavo: rendici degni di avere tali preti.
(dal libro “pregate, pregate, pregate ED. Shalom).

sabato 13 novembre 2010


Il monaco e la donna

Due monaci, in cammino verso il monastero, incontrarono sulla riva del fiume una donna molto bella. Come loro, ella desiderava attraversare il fiume, ma l'acqua era troppo alta. Così uno dei due monaci se la pose sulle spalle e la portò all'altra sponda. Il monaco che era con lui era scandalizzato. Per due ore intere lo rimproverò per la sua negligenza nel rispettare la santa regola: aveva dimenticato che era un monaco? Come aveva osato toccare una donna? E peggio, trasportarla attraverso il fiume? E cosa avrebbe detto la gente? Non aveva screditato la loro santa religione? E così via. Il monaco rimproverato ascoltò pazientemente l'interminabile predica. Alla fine lo interruppe dicendo: «Fratello, io ho lasciato quella donna al fiume. Tu la stai ancora portando con te».

venerdì 12 novembre 2010



Sia benedetto il nome del Signore

Da sempre e per sempre Tu sei, Signore.
Padre, Madre, Amico, Fratello, Maestro Tu sei, Signore.
Salvatore, Redentore, Giudice Tu sei, Signore.
“Uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.”
“E saranno tutti ammaestrati da Dio.”
Sia benedetto il nome del Signore, ora e sempre.
Lode e gloria a Te, Signore Gesù.
Grazie, Signore Gesù.
Perdono, Signore Gesù.
Benedetto e Santo Tu sei, Signore Gesù.
Benedetto e Santo Tu sei.
Per sempre regnerai.
Glorioso, in eterno.
Con Te c'è Tutto.
Senza Te c'è nulla.
Amore eterno.
Gioia eterna.
Legge eterna.
Giustizia eterna.
Sapienza eterna.
Misericordia eterna.
È bellissimo il Tuo Nome, Signore.
È bellissimo il Tuo Volto, Signore.
È bellissima la Tua Gloria, Signore.
È bellissimo l'Infinito Amore che hai per noi tutti, Signore.
Santo Santo Santo Tu sei.
Tu sei il Regno di Dio in mezzo a noi.
Tu sei la Via, la Verità e la Vita.

martedì 9 novembre 2010

domenica 17 ottobre 2010

Strada sdrucciolevole

Meglio scivolare sulla strada
che scivolare con la lingua…
La menzogna abbonda
sulla bocca degli stolti. (Siracide 20,18.24)

martedì 28 settembre 2010


Il 14 settembre 2010 è tornato alla Casa del Padre in Cielo il nostro carissimo Padre Pietro Pastorino lasciando un vuoto incolmabile nel Gruppo Missionario che da oltre 20 anni seguiva come Assistente Spirituale. Padre Pietro nacque a Masone in provincia di Genova, fecondo vivaio di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, entrò giovanissimo tra gli Agostiniani Scalzi della Madonnetta ~ Santuario dedicato all’Assunta. Era un predicatore molto ricercato ed apprezzato non solo a Genova, ma anche fuori città. Il Gruppo Missionario lo ricorderà sempre con gratitudine per tutto il bene ricevuto dalle sue catechesi, per la gioia che sapeva trasmettere con la sua parola e per aver tante volte consolato le nostre pene. Grazie di cuore caro Padre Pietro! Dal Paradiso continua a proteggerci affinché possiamo camminare sempre nelle vie del Signore come tu chi hai insegnato.

domenica 5 settembre 2010

Consacrazione allo Spirito Santo

Santo Spirito
Amore che procede dal Padre e dal Figlio
Fonte inesauribile di grazia e di vita
a te desidero consacrare la mia persona,
il mio passato, il mio presente,
il mio futuro, i miei desideri,
le mie scelte,le mie decisioni,
i miei pensieri,i miei affetti,
tutto quanto mi appartiene
e tutto ciò che sono.
Tutti coloro che incontro,
che penso che conosco, che amo
e tutto ciò con cui la mia vita verrà a contatto:
tutto sia benificato dalla Potenza della tua Luce,
del tuo Calore, della tua Pace.
Tu sei Signore e dai la vita
e senza la tua Forza nulla è senza colpa.
O Spirito dell’Eterno Amore
vieni nel mio cuore, rinnovalo
e rendilo sempre più come il Cuore di Maria,
affinché io possa diventare, ora e per sempre,
Tempio e Tabernacolo della Tua Divina presenza.
Amen

venerdì 27 novembre 2009

Non perdere tempo... pensaci, perché può essere troppo tardi quando è il tuo momento...

giovedì 16 ottobre 2008

Sono un uomo di speranza.


Sono un uomo di speranza
perché credo che Dio
è nuovo ogni mattina.

Sono un uomo di speranza
perché credo che lo Spirito Santo
è all'opera nella Chiesa e nel mondo.

Sono un uomo di speranza
perché credo che lo Spirito Creatore
dà a chi lo accoglie una libertà nuova
e una provvista di gioia e di fiducia.

Sono un uomo di speranza
perché so che la storia della Chiesa
è piena di meraviglie.

Sperare è un dovere, non un lusso.
Sperare non è sognare,
ma è la capacità di trasformare
un sogno in realtà.

Felici coloro che osano sognare
e che sono disposti a pagare il prezzo
più alto perché il loro sogno prenda corpo
nella vita degli uomini.


Di Léon Joseph card. Suenens. ~ Tratto da "Sorgente di Vita".

mercoledì 8 ottobre 2008

Pillole

Barbieri e Dio:

Un tizio si reca da un barbiere per farsi tagliare i capelli e radere la barba. Appena il barbiere comincia a lavorare, iniziano ad avere una buona conversazione. Parlano di tante cose e di vari argomenti. Quando alla fine toccano l’argomento Dio, il barbiere dice: Io non credo che Dio esista. Perché dice questo? Chiede il cliente. Beh, basta uscire per strada per rendersi conto che Dio non esiste. Mi dica, se Dio esistesse, ci sarebbero così tante persone malate? Ci sarebbero bambini abbandonati? Se Dio esistesse, non ci sarebbero più sofferenza né dolore. Io non posso immaginare che un Dio amorevole permetta tutte queste cose. Il cliente pensa per un momento, ma non replica perché non vuole iniziare una discussione. Il barbiere finisce il suo lavoro ed il cliente lascia il negozio. Appena dopo aver lasciato il negozio del barbiere, vede un uomo in strada con dei capelli lunghi, annodati e sporchi e con la barba sfatta. Sembrava sporco e trasandato. Il cliente torna indietro ed entra di nuovo nel negozio del barbiere e gli dice: La sa una cosa? I barbieri non esistono. Come può dire ciò? Chiede il barbiere sorpreso. Io sono qui e sono un barbiere. Ed ho appena lavorato su di lei! No! esclama il cliente. I barbieri non esistono perché se esistessero non ci sarebbero persone con lunghi capelli sporchi e barbe sfatte come quell’uomo là fuori. Ma i barbieri ESISTONO! Questo è ciò che succede quando la gente non viene da me. Esattamente! Afferma il cliente. Questo è proprio il punto! Anche Dio ESISTE! Questo è ciò che succede quando la gente non va da Lui e cerca il Suo aiuto. Questo è il motivo per cui c’è tanto dolore e sofferenza nel mondo.

Scritta da Lilly e prelevata da "Sorgente di Vita Yahoo groups"

sabato 7 giugno 2008

Si cerca un uomo...

Si cerca per la Chiesa un prete capace di rinascere nello Spirito ogni giorno. Si cerca per la Chiesa un uomo senza paura del domani senza paura dell'oggi senza complessi del passato. Si cerca per la Chiesa un uomo che non abbia paura di cambiare che non cambi per cambiare che non parli per parlare. Si cerca per la Chiesa un uomo capace di vivere insieme agli altri di lavorare insieme di piangere insieme di ridere insieme di amare insieme di sognare insieme. Si cerca per la Chiesa un uomo capace di perdere senza sentirsi distrutto di mettere in dubbio senza perdere la fede di portare la pace dove c'è inquietudine e inquietudine dove c'è pace. Si cerca per la Chiesa un uomo che sappia usare le mani per benedire e indicare la strada da seguire. Si cerca per la Chiesa un uomo senza molti mezzi, ma con molto da fare, un uomo che nelle crisi non cerchi altro lavoro, ma come meglio lavorare. Si cerca per la Chiesa un uomo che trovi la sua libertà nel vivere e nel servire e non nel fare quello che vuole. Si cerca per la Chiesa un uomo che abbia nostalgia di Dio, che abbia nostalgia della Chiesa, nostalgia della gente, nostalgia della povertà di Gesù, nostalgia dell'obbedienza di Gesù. Si cerca per la Chiesa un uomo che non confonda la preghiera con le parole dette d'abitudine, la spiritualità col sentimentalismo, la chiamata con l'interesse, il servizio con la sistemazione. Si cerca per la Chiesa un uomo capace di morire per lei, ma ancora più capace di vivere per la Chiesa; un uomo capace di diventare ministro di Cristo, profeta di Dio, un uomo che parli con la sua vita. Si cerca per la Chiesa un uomo.
don Primo Mazzolari

mercoledì 4 giugno 2008

Il falco...

Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al Maestro di Falconeria perché li addestrasse. Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato. "E l'altro?" chiese il re."Mi dispiace, sire, ma l'altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell'albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli cibo". Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco. Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno poté schiodare il falco dal suo ramo. Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull'albero, giorno e notte. Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema. Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino. "Portatemi l'autore di questo miracolo" ordinò. Poco dopo gli presentarono un giovane contadino. "Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?" gli chiese il re. Intimidito e felice, il giovane spiegò: "Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare".

Scritto da Bruno Ferrero : "Ma Noi Abbiamo le Ali"

Talvolta, Dio permette a qualcuno di tagliare il ramo a cui siamo tenacemente attaccati, affinché ci rendiamo conto di avere le ali.

sabato 31 maggio 2008

Dio è Amore!

Dio è Amore, nessuno che non abbia provato dentro di se questa certezza può dire di avere fede.

C’è lo dice chiaramente anche Giovanni nella sua lettera (4 , 8-19) :

"Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui. Per questo l'amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. Nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell'amore. Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo."

Fratelli, Dio ci ha amato con cuore di Dio e cuore di uomo. Come non lodare amare e ringraziare quel Cuore magnifico?

mercoledì 28 maggio 2008

Il frutto...


Il frutto del silenzio è la preghiera.
Il frutto della preghiera è la fede.
Il frutto della fede è l'amore.
Il frutto dell'amore è il servizio.
Il frutto del servizio è la pace.
(Madre Teresa di Calcutta)

lunedì 26 maggio 2008

Dieci consigli validi per tutti.


Sorridete nella monotonia del dovere quotidiano.
Tacete quando vi accorgete che qualcuno ha sbagliato.
Elogiate chi ha operato bene.
Rendete un servizio a chi vi è sottoposto.
Partecipate al gioco dei fanciulli, prediletti di Dio.
Stringete cordialmente la mano a chi è nella tristezza.
Parlate con dolcezza agli impazienti e agli importuni.
Guardate con affetto chi cela un dolore.
Salutate affabilmente gli umili.
Riconoscete umilmente la propria debolezza.
Rammaricatevi sinceramente del male fatto.

Un’epigrafe … opportuna.


Sul campanile di una Parrocchia si legge questa iscrizione latina:

«Aere pauperum - Consilio divitum - Extructum».

L’epigrafe vuol dire così: Costruito col denaro dei poveri e con le chiacchiere dei ricchi. Ed è proprio così. Fatte le debite eccezioni, nelle parrocchie, se si fa qualche cosa, lo si fa con le offerte dei poveri. I ricchi son là per consigliare, per criticare, per ostacolare magari. Il soldo continuo vien fuori dalle tasche del povero lavoratore, del contadino. I signori non danno niente e se danno qualche cosa, bisogna che tutti lo sappiano e quell’offerta basta per sempre. Quando si tratta di soccorrere la chiesa o le opere parrocchiali sono duri, tirchi, egoisti. Ho detto che ci sono lodevoli accezioni, ma, resta sempre il fatto che nelle parrocchie chi da è il povero e che si potrebbe scrivere su tante chiese, su tanti campanili, su tanti asili: Costruito col denaro dei poveri e con le chiacchiere dei ricchi.

domenica 25 maggio 2008

PADRE NOSTRO

Non dire PADRE se ogni giorno non ti comporti da figlio.
Non dire NOSTRO se vivi isolato nel tuo egoismo.
Non dire CHE SEI NEI CIELI se pensi solo alle cose terrene.
Non dire SIA SANTIFICATO IL TUO NOME se non lo onori.
Non dire VENGA IL TUO REGNO se lo confondi con il tuo successo materiale.
Non dire SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ se non l’accetti quando è dolorosa.
Non dire DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO se non ti preoccupi della gente che ha fame, che è senza cultura e mezzi per vivere.
Non dire RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI se conservi rancore contro tuo fratello.
Non dire NON LASCIARCI CADERE IN TENTAZIONE se hai intenzione di continuare a peccare.
Non dire LIBERACI DAL MALE se non prendi posizione contro il male.
Non dire AMEN se non prendi sul serio le parole del Padre Nostro!

venerdì 23 maggio 2008

Impariamo a pregare nello Spirito Santo.


Lo Spirito Santo è il regista di una magnifica storia che inventa ad ogni istante per noi e per la Chiesa scene di salvezza. Noi con Lui siamo i protagonisti, anche se a volte è difficile abituarsi a questa forza misteriosa dello Spirito. Ma l’importante è lasciarlo fare, lasciare che si serva di noi, ed Egli ci insegnerà a pregare con il cuore, perché se il cuore non prega le nostre parole sono inutili. Ma quando lo Spirito è accolto, entrando in noi ci dona di capire la Parola di Gesù, allora la nostra mente e in nostro cuore si aprono alla lode e al giubilo per cantare le meraviglie di Dio. La nostra preghiera è libera, spontanea, ma deve essere guidata da persone che sappiano capire che cosa vuole dirci il Signore attraverso il suo Spirito. Quando la preghiera è ben guidata, si respira un clima di tranquillità, di serenità, di gioia e di pace perché Dio non è un Dio di disordine e di confusione, ma un Dio di pace, di ordine e armonia. Perciò anche il canto deve essere guidato: ora forte e gioioso, ora dolce e lento, ora sussurrato per adorare. Anche il silenzio è necessario per capire e ascoltare Gesù che parla al cuore e poter così accogliere la sua Parola che è un dono di benedizione per tutti ed è indispensabile per la nostra preghiera. Questa Parola deve essere breve e chiara, una o due letture ma con una sola idea centrale. Su questa Parola farà discernimento chi possiede questo dono, poi tutti accoglieranno con amore ciò che lo Spirito Santo vuole dirci. Dopo la lettura devo creare nel nostro cuore uno spazio in qui risuoni la Parola di Dio. Il nostro cuore è la bocca in cui la Bibbia viene masticata perché diventi cibo dell’anima e noi possiamo dire: la Tua Parola è il mio cibo.
Quando avremo ascoltato la Parola, potremo farla uscire dal nostro cuore per restituirla a Dio. Il nostro spirito si unisce allo Spirito di Dio attraverso la sua Parola, e se questa Parola sarà accolta come una grazia dovremo amarla e farla nostra, saremo così capaci di restituirla a Lui come azione di grazia. Allora lo Spirito Santo farà uscire dal nostro cuore la preghiera libera e spontanea come l’acqua da una sorgente.
Crediamo nella potenza della preghiera, lo ha detto Gesù. Ma per arrivare al cuore di Dio deve essere vera ed autentica, e la nostra vita deve offrire i segni, cioè cambiare per diventare sotto la guida dello Spirito Santo sempre più vicina al progetto di Dio. La Verità della nostra preghiera non sta in ciò che diciamo, ma nel lasciarci costruire da Dio. Gesù è il Signore, doniamo a lui soltanto il tempo della preghiera. Gesù bussa alla porta del nostro cuore, non lasciamolo fuori! Apriamo le nostre labbra alla lode che lo Spirito Santo saprà donarci, e allora veramente la Parola di Dio sarà il centro della nostra preghiera e potremo gustare l’ebbrezza dello Spirito che, purificandoci dai nostri peccati, accenderà il cuore e la mente elevandole a una speciale conoscenza di Dio: è un po’ come gustare un pezzetto di Paradiso già qui sulla terra.

lunedì 19 maggio 2008

C'è un uomo...


Mal conosciuto venerabile: venerato da pochi; disprezzato da troppi, il quale non vive ne opera come gli altri. Minimissimo fra i minimi, e tuttavia grandissimo. E può condannare ed assolvere perfino i re. Aveva una famiglia, l’ha abbandonata. Poteva essere padre secondo la carne, non volle. Lo è invece senza aver generato figli, in modo più puro, più alto, più nobile, più fecondo.
Incatenati i sensi, rigenera le anime con la parola, con segni, con riti, con una forza luce che gli viene dall’alto. È padre insieme e maestro, fratello e servo d’una comunità di famiglia. Per essa prega in particolare, ogni giorno, e prega ogni giorno per tutti i vivi e i morti. Ha le chiavi della salvezza, apre e chiude e nel Cielo si ratifica ciò che fa’.
Ma quanto è nulla. Sol che formuli alcune parole misteriose in una lingua morta, schiere di angeli riverenti s’inchinano e Dio stesso si fa prigioniero delle sue mani.
Quest’uomo è il Prete cattolico, la più grande luce di questo mondo.

Novella dell'anno 1500 circa


— l’Abate e il Mugnaio —


Messer Bernabò Signore di Milano; e come che fosse crudele, pure nelle sue crudeltà avea gran parte di giustizia. Avendo detto Signore dato a custodia due cani alani all’Abate di un Convento del luogo, dopo un po’ di tempo detto Signore venne a conoscenza che questi cani erano diventati stizzosi, o per negligenza o mal nutrimento, al ché detto Signore li disse che pagasse scudi 4. Diché l’Abate cominciò a domandare misericordia. Il detto Signore vedendolo addomandare misericordia, gli disse: «Se tu mi fai chiaro di quattro cose, io ti perdonerò il tutto, e le cose son queste: che io voglio che tu dica: quanta distanza vi è di qui al cielo, quant’acqua è in mare, quello che si fa in inferno, e quanto vale la mia persona»; l’Abate ciò udendo cominciò a sospirare, al ché lo pregò di darli tempo a rispondere a si alte cose. Il detto Signore gli diede termine tutto il dì seguente; l’Abate pensoso con gran melanconia tornò alla Badia, soffiando come un cavallo, e giunto là scontrò un suo Mugnaio, il quale veddendolo con afflitto, disse: «Signor mio che avete che soffiate così forte»? Rispose l’Abate: «Io ho ben di ché; Messer Bernabò è per darmi la mala ventura se non le fò chiaro delle seguenti cose: la distanza di qui al cielo; quant’acque è in mare; quello che si fa in inferno; quanto vale la sua persona». Allora il Mugnaio, pensando dice all’Abate: «Io vi caverò di questa fatica se voi volete». Dice l’Abate: «Dio il volesse»; rispose il Mugnaio: «Io credo chel vorrà Dio e i Santi»; «e che modo terrai»? disse l’Abate. Allora rispose il Mugnaio: «io mi voglio vestir la tonica e la cappa vostra radendomi la barba, e domattina ben per tempo anderò dinanzi a lui dicendo io sia l’Abate, e le quattro ore terminerò in forma ch’io credo farlo contento»; l’Abate indossò l’abito del Mugnaio. Al mattino per tempo il Mugnaio-Abate giunto alla porta ove entro il Signor dimorava, picchiò diccendo che tale Abate volea rispondere al Signore sopra certe cose che gli avea imposte. Lo Signore volenteroso d’udir quello che lo Abate dovea dire; e meravigliandosi come sì presto tornasse, lo fece a sé chiamare; e giunto dinanzi da lui un poco al barlume facendo reverenza occupando spesso il viso con la mano per non essere conosciuto fu domandato dal Signore se avea recato risposta delle quattro cose che li avea addomandato. Rispose: «Signor sì». «Voi mi domandaste quanto ha di qui al cielo. Veduto ogni cosa egli è di qui lassù 36.854.072 miglia e mezzo e ventidue passi»; dice il Signore: «come provi tu questo»? «Fatelo misurare e se non è così fatemi impiccare», rispose l’Abate. «Seccondamente domandaste quant’acqua è in mare, questo mè stato molto forte a vedere, perché è cosa che non sta ferma, e sempre ve n’entra, ma pure io ho veduto che nel mare sono 25.982 milioni di cogna e sette barili, e dodici boccali, e due bicchieri; e se non lo credete fate trovare de barili e misurini, se non trovate essere così, fatemi squartare». «Il terzo mi domandaste quello che si facea in inferno. In inferno si taglia, si squarta, arraffia, e impicca, ne più ne meno come fate qui voi». «Come provi tu questo»? «Io favellai già con uno che vi era stato ora è morto, se voi nol credete, andateci a vedere», rispose l’Abate. «Quarto mi domandaste quello che la vostra persona vale: ed io dico che la vostra persona vale ventinove danari». Quando Messer Bernabò udì questo tutto furioso si volge a costui diccendo: «Mo ti nasca il vermocan, son io così da poco, ch’io non vaglia più di una pignatta?» Rispose l’Abate e non senza gran paura: «Signor mio, udite la ragione, voi sapete che il nostro Signore Gesù Cristo fu venduto per trenta danari; fo ragione che valete un denaro in meno di Lui». Udendo questo il Signore immaginò troppo bene che costui non fosse l’Abate: «tu non sei l’Abate»; la paura che il Mugnaio ebbe ciascun il pensi; inginocchiandosi con le mani giunte addomandò misericordia dicendo al Signore come egli era mulinaro dell’Abate, e questo l’ebbe fatto più per fargli piacere che per malizia. Messer Bernabò udendo costui disse: «và poi ch’ello ta fatto abate e se da più di lui, in fe di Dio, ed io li voglio confirmare, e voglio che da qui innanzi tu sia l’Abate ed’ello sia il mulinaro; e che tu abbia tutta la rendita del Monastero; ed ello abbia quella del Molino».

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